Pare che un biscotto al burro intinto nella Nutella sia più godurioso di un orgasmo.
Pare che il Comfort Food sia proprio questo: del cibo che riesce a dare piacere, non proprio quel piacere eh, al corpo durante particolari stati d’animo.

Io quando sono triste o particolarmente preoccupata cucino.
E’ questa la ragione prima per il quale il Bimby è stato il regalo più bello che Pisolo mi ha fatto in dieci anni (anche perché, come vi ho raccontato, possiamo bellamente escludere il Regalo Nascita).
Ed è proprio il Bimby che mi regala il mio Comfort Food per eccellenza: il Risotto Giallo, meglio conosciuto come Alla Milanese!
Lo so, vi aspettavate una pizza o una lasagna o, come si confarrebbe ad una siciliana Doc, una pasta alla Norma! E so anche che il Milanese Imbruttito stia vomitando anche l’ anima al pensiero di un risotto alla milanese fatto con il Bimby ma, credetemi, nemmeno nel migliore ristorante di Milano l’ ho mangiato così buono.

Ma quando il nostro corpo ha bisogno di trovare conforto nel cibo? Solitamente nei momenti di nostalgia o di tristezza o di turbamento. Quindi, tendenzialmente, in momenti in cui non siamo al massimo delle nostre capacità e possibilità. Solitamente, infatti, l’esigenza di Comfort Food è appunto più un’esigenza psicologica che fisiologica. La voglia viene dalla mente più che dallo stomaco!

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Il Comfort Food è anche un modo di ricordare. Il Gusto è uno dei sensi più evocativi e riesce a far riemergere alla mente sapori dell’ infanzia o legati ad un viaggio o ad un evento particolare della vita che è rimasto conservato in uno dei cassetti della memoria. In fondo il cibo accompagna tantissimi dei momenti belli che scandiscono la nostra vita come i battesimi o i matrimoni o le feste di compleanno.
Io mi sono pentita tantissimo di non aver assaggiato la mia torta nuziale: non avrò mai il ricordo di quel sapore.
A meno che non mi risposi, eh.
Scherzo: una volta basta e avanza!

E quindi, stravacchiamoci sul divano, con il nostro Comfort Food preferito.
Che la vita è troppo breve per non appagare il palato.
E l’anima.

 

Robi