Dopo un anno e mezzo ci ritroviamo in quel limbo, che speravo di non dover più affrontare per almeno un quinquennio, di dover trovare una nuova scuola per Pupina.
La sua, trovata dopo giri e valutazioni e incastri e domande e dubbi, il 30 giugno di quest’anno chiude i battenti. La direttrice dice di non sentirsela più di continuare e a noi tocca l’ amaro compito di dover trovare una nuova sistemazione per i pargoli.

Ho ascoltato i consigli delle amiche, delle vicine di casa, delle altre mamme del nido, sui vari asili in zona e ho ricominciato a girare come una trottola tra questo e quello.
Sono fortunata: abito in un paese in cui la densità di scuole, anche abbastanza valide e rispondenti a moltissimi dei requisiti richiesti, è altissima. E sono anche abbastanza vicino casa.

La moda, perché si anche per quanto riguarda le scuole si va di mode, che sta pian piano prendendo piede a Catania e provincia è quella degli Atelier Nel Bosco. Questo tipo di asili nido e primavera è nato in Emilia Romagna, a Reggio Emilia e ha come indicazione di base quella del contatto con la Natura. Fin troppo contatto, a mio avviso. Hanno come principio fondamentale quello di svolgere le attività all’ aria aperta per dodici mesi l’anno, salvo il diluvio universale. I bambini vengono a contatto con la terra, inteso proprio il terriccio, le piante e quant’ altro e da questo dovrebbero imparare. In quello vicino casa che sono andata a visitare c’è anche un cane di media taglia libero di stare con i bambini che, a detta della direttrice, è la mascotte della scuola e loro sono sicurissimi che sia buono.
A me questo tipo di impostazione purtroppo non piace: per me la scuola, sopratutto l’asilo, deve gettare le basi per quello che dovrà essere il percorso di studi di tutta la vita. Se un bambino non è abituato totalmente a stare seduto, ascoltare, apprendere e a fare tutto questo educatamente avrà seri problemi a doversi abituare a stare mattine intere a scuola quando dovrà farlo obbligatoriamente.
Per di più il fatto che ci sia un cagnolino libero, che per quanto buono sia, vive di istinti e non si sa magari come può reagire ai giochi di bambini così piccoli mi ha spaventato parecchio per cui, addio asilo naturalista.

Wichtelteam

Il consiglio che mi ha dato anche la direttrice dell’ attuale scuola di Pupi è stato quello di tentare l’ iscrizione alla Scuola Pubblica. Dico tentare, perché è tutto un punto interrogativo fatto di domande e certificazioni e Isee e tante altre belle cose per finire in liste d’ attesa lunghissime che non si sa mai dove portano.
Io la scuola, comunque, sono andata a vederla e, a mio avviso, un bimbo di due anni appena compiuti è ancora troppo piccolo per lavarsi le manine da solo o andare in bagno in autonomia (sempre che non abbia ancora il pannolino) ed essendoci una sola insegnante per classi con venti o addirittura trenta bambini, il mood è questo: autonomia e cresci come puoi.
Io sono d’ accordo sul fatto che le maestre non sono delle tate e che quindi non possono seguire ogni bambino esclusivamente ed è per questa ragione che alla scuola pubblica ci andrà più avanti.

 

Perciò?
Sconfortata da tutti gli asili privati che avevo visitato finora e dopo aver supplicato la direttrice di non chiudere la scuola di Pupina almeno per altri due anni, in tempo per riprendermi dallo stress di appena un anno fa, a Pisolo è venuto in mente che c’era ancora una scuola che non avevamo visitato.
Mi ha detto vai a vederla, è in quel portone, a due passi da casa. L’ insegna mi aveva sempre tratto in inganno perché credevo fosse un liceo ed invece è una scuola in cui ci sono classi dalla Primavera fino alla quinta elementare.
E mi sono innamorata.
Quello che cercavo era una scuola in cui principalmente si insegnassero le regole e il rigore senza dimenticare mai l’aspetto ludico. Volevo che all’ iscrizione venissero chieste le vaccinazioni, sia quelle obbligatorie che facoltative data la moda odierna, sconsiderata e quanto mai criminale, di non vaccinare più i bambini. E, sogno recondito che non pensavo si potesse mai realizzare, fosse bilingue.
Avevo tutto questo, e molto di più, a soli due isolati da casa e non ne sapevo nulla.
Sono andata a vederla sia durante le lezioni pomeridiane sia durante le attività della mattina e sono rimasta incantata. I bambini, educati nei loro banchetti e perfetti in quelle divise con il gilet blu e la gonna a scacchi, seguivano le lezioni. Gli insegnanti madre lingua di Inglese conversavano con esseri così piccoli in maniera così naturale che mi sono vergognata della mia pessima pronuncia.
I bambini della materna e del nido ascoltavano le maestre, sorridenti e cordiali.
Mi hanno spiegato che cercano di mantenere per loro una routine che prevede delle schede interattive fino a metà mattina e il gioco, sempre volto all’ insegnamento, per la restante parte.
Si, lo ammetto, alla vista dei bambini in divisa avevo già pagato l’ iscrizione ma il fatto che la scuola insegnasse una seconda lingua già ai piccolissimi mi ha convinta.

Oswestry-School-Students-Uniform

E quindi a settembre un nuovo inserimento. Delle nuove maestre. Una nuova scuola.
Sperando che sia quella definitiva per molto tempo.

 

E voi? Su che basi avete scelto la scuola per i vostri figli? Come è andato l’ inserimento?

Robi.