Ho temuto questo evento fin dal primo vagito di Pupina. Tutte le amiche mamme me l’hanno descritto come un momento traumatico, sia per i genitori che per i bambini, e io ero terrorizzata. Letteralmente.
L’ uscita di IT al cinema mi ha procurato meno incubi.

Nella vita di mia figlia, però, i passaggi caratterizzanti le varie fasi della sua crescita non sono stati particolarmente colmi di lacrime e tragedie per cui ho cercato di assecondarla il più possibile, calcando la mano solo dove e quando necessario.
Un po’ come per la tetta che, alla fine dell’ età lattante, a otto mesi circa, ha lasciato spontaneamente da un giorno all’ altro (qui nessuna Mammina  Pancina che all’allatta fino a 52 mesi pliiise, no critiche solo complimenti!), anche per il pannolino è stato un passaggio quasi spontaneo. Del ciuccio vi ho già raccontato qui.

La cosa che mi sento di dire, adesso, con il senno di poi ( senno di poi che dura da venti giorni circa! ), è che prima del bambino deve essere pronta la mamma. Deve essere pronta a raccogliere pipì e cacca da pavimenti e vestiti e muri e case e libri e auto e fogli di giornale… avete capito. Deve essere pronta a posizioni estreme e ai limiti del contorsionismo in bagni pubblici dichiarati inagibili dai Nas. Deve sapere che, per tutte le evenienze, deve portarsi dietro almeno due cambi completi di scarpe perché nessuno potrà mai prevedere quando la pipì santa del bambino abbandonerà la sua vescica senza avvertire.
Io non ero pronta fino a che Pupina non ha praticamente rifiutato di mettersi più il pannolino. Età Parmigiano Regiano 26 Mesi. Il problema è che lei non lo dice sempre: sia io che il padre che le maestre la portiamo in bagno ad intervalli regolari onde evitare incidenti. La fortuna è che quando deve fare la cacca lo dice sempre.

Inizialmente la tenevo senza pannolino di giorno e glielo rimettevo di notte ma ho notato che questa cosa la confondeva ancora di più. Avevo anche comprato i pannolini pull – up ma secondo me sono solo una castroneria inventata dal mercato: è un pannolino a tutti gli effetti e il bambino si sente assolutamente libero di farsela addosso e non ha nemmeno la sensazione di bagnato che lo infastidisce dopo, per cui… per me lasciano il tempo che trovano.
Così, quando abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura, abbiamo salutato il pannolino una volta e per tutte con buona pace del mio conto corrente che ringrazia per l’ eliminazione di questa nota spese.

Inutile dire che le prime notti le ho passate insonni a decifrare i segnali di una possibile ondata di urina, controllando Pupi ogni dieci minuti. Inutile anche dire che ho acquistato traverse da mettere sopra il materasso di tutte le forme e misure e a momenti ce l’ho avvolta dentro. Inutile anche dire che, seguendo tutti i consigli delle mamme più esperte, l’ ho svegliata nel cuore della notte più e più volte sedendola sul wc freddo e imponendole di fare pipì mentre sognava.

Insomma: lo stress maggiore l’ho subito io, mica lei.

Pupi, invece, stupendoci tutti, ha deciso autonomamente che non voleva più il pannolino e quando e non ha mai bagnato ne un pigiamino ne un paio di jeans. Facciamo la pipì prima di uscire e quando torniamo se stiamo fuori poco e ci siamo muniti di copri water se dobbiamo star via per tanto tempo. Al mattino sa che prima della combo Latte&Cartoni bisogna fare tappa al bagno e così la sera prima della ninna.
Come dicevo, se deve fare cacca lo dice sempre: si siede sulla tazza con un gionaletto da colorare o con un cartone di Minnie su Youtube e via!

Vasino o Riduttore? Questa domanda me la sono posta anche io quando, qualche mese prima che cominciasse l’ estate e che compisse due anni, ho iniziato ad accarezzare l’ idea di tentare di spannolinarla. In realtà, nel nostro caso, ha scelto il destino: mi trovavo all’ Eurospin e c’era il riduttore in offerta così l’ho preso. Poi mi sono resa conto di aver fatto la scelta sbagliata. Ma non per il riduttore, quello è giusto, ma per i sanitari di design quadrati, mannaggia a me!!!
Mi hanno spiegato, infatti, che prendere il vasino avrebbe significato includere un passaggio in più  fino alla tazza vera e propria assolutamente inutile e possibilmente traumatico in quanto a molto bambini la visione della cacca provoca rifiuto. E, comunque, fuori casa sarebbe stata costretta a farla in bagno e questo avrebbe creato confusione.

Quindi, anche questa è fatta.
E’ pazzesco quanto siano stati ricchi di cambiamenti e di grandi conquiste, per noi come genitori e per lei come essere umano, questi ultimi due anni. Passi giganti verso l’indipendenza, conquistata un giorno alla volta.

 

Robi